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Rottura delle acque e rischio di parto prematuro

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Aspettare almeno 18 mesi prima di un'altra gravidanza per evitare complicanze

Ricercatori americani stimano che circa il 5% delle gravidanze si conclude con la rottura prematura delle acque. E le donne che rimangono nuovamente incinte prima che siano trascorsi almeno 18 mesi si espongono al rischio di ulteriori complicanze.

Questo è quanto afferma un nuovo studio condotto dagli scienziati del Kaiser Permanente Southern California Medical Group di Pasadena, i cui risultati sono stati pubblicati sull’American Journal of Obstetrics & Gynecology.


Secondo il coordinatore dello studio, dr. Darios Getahun, la rottura anticipata delle acque oltre a esporre al rischio di parto prematuro espone madre e bambino al pericolo d’infezioni.
A detta dei ricercatori, a tutt’oggi il motivo per cui le acque si rompono prematuramente non del tutto chiaro, ma quello su cui invece si è piuttosto sicuri è che avere un’altra gravidanza pochi mesi dopo l’accaduto espone la donna a ulteriori complicazioni.

In base allo studio condotto su una popolazione di 200mila donne bianche e di colore si è scoperto che quelle più a rischio sono le donne di colore, nonostante le donne bianche siano comunque soggette a questi problemi.
Nel particolare, si è stabilito che nelle donne oggetto dello studio – che avevano partorito 3 bambini tra il 1989 e il 1997 – la rottura anticipata delle acque si è verificata nel 3% dei casi per le donne di colore e nell’1% dei casi per le donne caucasiche.
Inoltre, il 6% delle donne bianche con casi di rottura prematura delle acque ha avuto complicanze nelle gravidanze successive, contro il 2% di quelle che avevano portato la gravidanza a termine senza rottura anticipata. Tra le donne di colore le complicanze si sono verificate nel 10% di queste dalla seconda gravidanza in poi.

L’ipotesi più accreditata è che le complicazioni nelle successive gravidanze siano provocate da un’infiammazione. Quindi lasciare passare almeno 18 mesi per prima di cercare di restare nuovamente incinta è un tempo ritenuto sufficiente per ridurre il rischio. Secondo il dr. Getahun, questa si presenta come un’infiammazione cronica che può persistere da una gravidanza all’altra se non le si dà il tempo di recedere.
(lm&sdp)

Fonte: La Stampa

Ultimo aggiornamento Mercoledì 31 Marzo 2010 13:14  
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