La legge n. 40 del 19 febbraio 2004, nota anche come legge 40 o legge 40/2004 reca “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. È da sempre al centro di notevoli dibattiti poiché pone notevoli limiti alla fecondazione assistita e alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha condannato, lo scorso 1 Aprile, lo stato austriaco perché la legge di quel paese vieta il ricorso alla fecondazione eterologa. Secondo la Corte, il divieto violerebbe l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, hanno stabilito che gli Stati non sono obbligati a legiferare in materia di Pma ma, se intervengono, tale legge deve essere coerente e prendere in considerazione gli interessi legittimi di tutti, anche di quelle coppie che, per procreare, hanno bisogno della donazione. Poiché analogo divieto esiste nella legislazione italiana - in Italia non si può diventare genitori con l’ ausilio del seme di un donatore o dell’ovocita di una donatrice - il provvedimento sta provocando un effetto a cascata anche sul nostro paese. Le associazioni stanno preparando infatti i primi ricorsi giudiziari: a Bologna il 15 aprile, seguiranno Firenze, Roma,
Catania e Milano.
“Siamo di fronte a una sentenza rivoluzionaria per tutte le coppie italiane”, annuncia Antonino Guglielmino, direttore dell’Unità di Medicina della riproduzione del centro Hera di Catania.
“Siamo pronti - aggiunge Guglielmino - ad avviare una campagna di ricorsi giudiziari. La stessa strada che abbiamo percorso per cambiare la legge 40 sulla fecondazione assistita nelle parti che vietavano la diagnosi genetica di preimpianto e obbligavano all’impianto contemporaneo di tre embrioni a prescindere dalle condizioni cliniche del singolo caso”. (www.repubblica/salute.it articolo: “La Corte Ue: ‘L’eterologa è un diritto’.Pronti in Italia i ricorsi contro la Legge 40″, del 07/04/10).
Provvedimenti che potrebbero anche incidere significativamente sul fenomeno del cosiddetto ‘turismo della provetta’, che ha costretto in cinque anni di divieti - secondo la testimonianza di Guglielmino- “quasi 50mila coppie ad emigrare per un figlio e a pagare 8mila euro per andare in Spagna, 5-6 mila per andare a provare in Grecia, fino a 20 per andare in Russia e 5 per andare in Ucraina. Potrebbe, inoltre, riportare in Italia la possibilità di curare anche le coppie infertili.
Se anche in questo caso, così come già avvenuto nell’aprile del 2009, i giudici giudicassero incostituzionale la norma, la legge sulla procreazione medicalmente assistita sarebbe, dunque, di fatto cancellata.
Fonte Mediapolitika







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