Roma, 30 set. (Adnkronos Salute) - Parto prematuro e difetti congeniti maggiori. Ma anche sesso maschile, rispetto al femminile, e residenza al Centro-Sud invece che al Nord. Sono questi i principali fattori di rischio di morte neonatale, secondo i dati presentati questa mattina a Roma, all'Istituto superiore di sanità (Iss) durante il convegno 'Network neonatale italiano (Inn): cure, esiti e ricerca per i neonati pretermine', e ricavati dai centri aderenti all'Inn.
"Abbiamo una prima fotografia dei pretermine sotto i 1.500 grammi di peso, una fetta di popolazione che rappresenta l'1% dei nati - spiega Serena Donati, del Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell'Iss - Dai dati vediamo una descrizione della qualità dell'assistenza a questi bimbi in linea con il quadro internazionale. Abbiamo una situazione buona di assistenza, nonostante la variabilità geografica. Al Sud ci sono esiti più sfavorevoli rispetto al Nord, ma non è una realtà in controtendenza: pensiamo ai parti cesarei che sono maggiori al Sud, e alla mortalità perinatale", precisa Donati.
"Abbiamo bisogno di confrontare le realtà più virtuose con quelle più problematiche, per migliorare ad esempio gli aspetti organizzativi", continua l'esperta. Che fa un esempio: "Pensiamo che in Campania l'accesso alla chirurgia per questi piccoli è complicatissimo", perché "sono troppo poche le strutture di riferimento. Riflettere su questi dati e trovare delle soluzioni è l'obiettivo di questa giornata".







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