Un giorno Mamma .net

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

«Mamme, non temete: i piccolissimi crescono bene»

E-mail Stampa PDF

Migliaia di nati prematuri seguiti per vent’anni. I risultati di ricerca di una grande neonatologa italiana

MILANO - Non ha mai voluto sposarsi, eppure ha messo al mondo più di trentamila bambini. Ma di tutti questi «miei figli», come li chiama con un trasporto amoroso che commuove, Iolanda Minoli, scienziata di fama mondiale, che ha creato e diretto dal 1960 l’Unità di terapia intensiva per nati prematuri della Macedonio Melloni, centro di riferimento internazionale della neonatologia perinatale di Milano, la sua prediletta è Valentina.
Quando venne al mondo — si fa per dire, perché pesava 450 grammi per 30 centimetri di lunghezza, una micropremies come vengono definiti i prematuri —, non aveva polmoni, cioè il suo tessuto bronchiale non si era trasformato in quello polmonare. Una sfida scientifica farla vivere: la ventilarono per due settimane e poi è stata seguita dopo le dimissioni per anni. Ora che di anni ne ha ventuno, una bella e sana ragazza, aiuto chef in un ristorante, Valentina è diventata una star perché ha avuto l’onore, insieme ad altre due premature, di uno studio, condotto dalla Minoli e altri neonatologi internazionali, che verrà pubblicato a breve su Acta paediatrica Scandinavica : «Long term outcome of the World’s Smallest Babies», cioè «Risultato a lungo termine delle bambine più piccole del mondo». Ma Valentina ha già avuto il privilegio di apparire su un poster scientifico (una sintesi grafica della ricerca con le foto dei tre Pollicini, di come erano e di come sono ora) che la professoressa Minoli ha presentato alla Rockefeller University di New York, dove è l’unica neonatologa europea chiamata come consulente, accolta con un' ovazione ammirata. Il poster sta facendo il giro dei maggiori congressi pediatrici a testimonianza di un risultato scientifico eccezionale.

«Valentina — dice Iolanda Minoli — è la dimostrazione di quanto si può fare per i neonati a rischio, cioè per tutti quei bimbi che nascono frettolosi prima del termine di gestazione, o nascono micropremies, cioè di pochi etti. E vorrei che il suo esempio incoraggiasse tante future mamme a non aver paura del rischio di parti prematuri. Perché, è vero che sono in aumento, siamo al 18-20% e di questi l’8% sono costituiti da bambini che a volte possono pesare soltanto 250 grammi, ma oggi le conoscenze pediatriche e le tecniche terapeutiche sono in grado di farli crescere sani come gli altri». E poiché soltanto i risultati a lungo termine possono dimostrare la validità e l'efficacia di una terapia o di una tecnica medica, la professoressa Minoli e i suoi collaboratori sono in procinto di pubblicare un altro grande studio di follow up sui bambini nati alla Macedonio Melloni tra il 1957 al 1977, e particolarmente di coloro nati con peso da 700 a 1200 grammi: migliaia di prematuri, seguiti nel loro sviluppo per 20 anni, controllati nelle loro diverse evoluzioni, monitorati con minuziosa tenacia. Di essi, che oggi hanno tra i 30 e i 50 anni, solo tre riportano come conseguenza della loro deficienza ponderale e delle difficoltà respiratorie alla nascita una insufficiente capacità visiva e fanno i centralinisti telefonici. Gli altri? Moltissimi laureati si sono inseriti nella società con professioni di prestigio: ingegneri, professori universitari, medici, manager; alcuni sono suore e sacerdoti, tantissimi gli artigiani, moltissimi sposati con figli.

«Non è un miracolo, ma il risultato di tanto studio, molta dedizione professionale e anche infinito amore—sottolinea la Minoli —. Perché si dimentica che la nascita di un essere è il momento di più alto rischio nella vita di un uomo. Anche nel parto più normale sono in agguato sequele di incalcolabile gravità, dalle cerebropatie, handicap neurologici a sordità, cecità e handicap psichici. E non per niente il tasso di mortalità perinatale, quello che prende in considerazione solo i bimbi morti dopo la ventottesima settimana di gestazione al settimo giorno di vita, è l'indice più importante della salute di una nazione. Io dico anche della civiltà e della democrazia di ogni paese».
Parole infervorate da una vocina carezzevole, tra una cascata di boccoli biondi e due occhi verdi vivissimi, di una donna che solo al liceo scopre che le fiabe della cicogna delle Orsoline dove studiava non erano vere, che laureata a pieni voti, lei che voleva fare il chirurgo, quando entra nella sala operatoria del grande Vittorio Staudacher sviene alla vista del sangue e allora dirottata in pediatria incontra un altro grande medico, Marcello Bernardi, che il primo giorno di praticantato le mette in mano un prematuro, di pochi etti e pochissimi centimetri che proprio nelle sue braccia spira dopo qualche minuto. «Tornai a casa disperata e piansi tutta la notte, — ricorda la Minoli con gli occhi che luccicano ancora d'emozione—ma promisi a me stessa che non sarebbe mai più successo, che quelle vite le avrei salvate, la loro e quella dei loro genitori». Comincia da quel giorno la storia della neonatologia italiana, cioè dello sviluppo di conoscenza scientifica e organizzazione sanitaria, che come spesso accade si identifica nella storia di un medico di straordinarie capacità e di una volontà ferrea. All’epoca, siamo ai primi Anni 60, si sapeva poco o nulla su come curare il neonato a rischio, spesso l'unica terapia praticata era il prete chiamato per salvargli l'anima. Iolanda Minoli, figlia unica di genitori benestanti, si fa aiutare dando fondo ai risparmi familiari, per andare a studiare dove la neonatologia è già una scienza efficace. In Finlandia, poi in Svizzera, poi in America.

Il problema maggiore è dare il respiro a polmoni che in gran parte non sono ancora formati. Da Zurigo torna con la "pera Ambu", una specie di palloncino da pompare ritmicamente per far arrivare l'aria fin dentro ai polmoni asfittici del neonato. Ne acquistò una decina, pagandoli di tasca propria, come farà spesso per dotare il Centro di attrezzature anche costosissime. Era faticoso farle azionare, dovevano funzionare per almeno una settimana, e senza interruzione. Nurses, infermieri, colleghi anestesisti, rianimatori e genitori non sono sufficienti a questo tour de force. «Feci un appello ad amici, e si mobilitarono a centinaia, una volta vennero anche gli orchestrali della Scala, un’altra volta gli attori del Piccolo Teatro, insomma ci fu una partecipazione commovente» ricorda ora Minoli. Poi in America avevano inventato un respiratore elettrico, il Bourns. La Minoli se lo va a comprare ed è il primo esemplare dell’apparecchio in Europa; questo segna la svolta della neonatologia. La Minoli apre corsi di formazione di terapia intensiva, chiama grandi docenti dall’estero, così quello che era un privilegio tutto milanese si diffonde nel resto d’Italia e il tasso di mortalità infantile che era tra i più alti al mondo scende a picco.

La terapia intensiva nel Centro che la Minoli dirige con geniale inventiva, vede poi altre iniziative d'avanguardia: la culla di rianimazione dove i neonati sono protetti come in un nido da una ciambella di stoffa e ascoltano dolci ninne nanne e il battito registrato del cuore della madre, poi la Banca del latte materno; si infoltiscono le mamme straniere, extracomunitarie e la Minoli si paga un interprete per ogni lingua. Hilary Clinton, quando il marito è presidente e pensa a una riforma sanitaria che poi Obama riuscirà a far approvare, la chiama come consulente per il settore pediatrico. E oggi, nonostante sia arrivato ilmomento della pensione, Iolanda Minoli continua a visitare alla Macedonio Melloni e niente è cambiato, solo il colore della pelle dei "miei" bambini.
Nonostante il Ministero della Salute abbia stabilito che la terapia intensiva vada fatta a prematuri dopo 22 settimane di gestazione, la situazione rimane molto confusa e in alcuni ospedali si chiede ai genitori il consenso informato per autorizzare le sole cure compassionevoli. «Non è opportuno mettere dei limiti rigidi — è il parere della professoressa Minoli —; vi sono prematuri anche di 20 settimane sopravvissuti in modo perfetto. Il problema vero è che ancora oggi sono pochi i Centri attrezzati di apparecchiature e di personale specializzato».
«Un bravo neonatologo—conclude Iolanda Minoli — capisce subito se il bimbo ce la può fare, nel giro di pochi giorni, e quando non ci sono le speranze è inutile fare un accanimento terapeutico e si lascia che la natura faccia il suo corso».

Fonte: Corriere della Sera

 
Banner

Cerca nel sito

Cosa pensi della legge 40

Cosa pensi della legge 40
 

I nostri sponsor


bambino bambini donne gravidanza assistita centro mamma riproduzione fecondazione tecniche ricercatori donna coppia legge coppie cellule diagnosi parto medici genitori spermatozoi associazione terapia procreazione embrioni ginecologia figli piccoli trattamento genetica madre nascita test figlio mamme virus feto patologia neonato materno neonati clinica seno terapeutici ormoni ostetricia bifida centri tecnica ricerche nati cicogna ciclo madri medicalmente maschile ecografia artificiale utero terapie menopausa ginecologica embrionale sindrome seme urologia trattamenti staminali sessuale femminile cellula interventi vitro mestruale bimbi amniocentesi cesareo ormone pelvica pillola prenatale sesso gravidanze embrione crescere incinta ovulazione cromosomi precoce procrea ostetriche ovuli fertilidad fibromi endocrinologia microiniezione tube ovaie gestazione impianto villocentesi sperimentazione aborto testicoli vagina ovociti nascituro gameti screening spermatica donazione farmaco eterologa fetale mestruazioni prematuri fertile falloppio amore spermatozoo preimpianto muco anticoncezionale ovarica ormonale incinte trasferimento fibroma epidurale ovocita seminale crioconservazione amenorrea andrologo amniotico andrologia biologico cordone allattare gonadotropine aborti andrologica bebè candida blastocisti fertilità bimba abortiva birth adozione papà affidamento anovulazione embrioadozione aspermia urologi

Powered by RafCloud 2.0.2