NAPOLI (5 ottobre) - E' lei la prima bimba italiana, la terza nel mondo, nata grazie a lui: il neo premio Nobel per la Medicina Robert Edwards. I suoi studi sulla fecondazione assistita hanno reso possibile quel “miracolo” che si chiama Alessandra Abbisogno. Alle 18,45 dell’11 gennaio 1983 quel fagottino di 2 chili e 800 grammi è venuto alla luce, nella clinica Villa Alba ad Agnano. A compiere la storica impresa, primo in Italia, Vincenzo Abate, il ginecologo napoletano pioniere della fecondazione in vitro. Ed evidentemente il mistero, qualcuno lo ha anche chiamato miracolo, della sua nascita ha anche condizionato le sue scelte.
Alessandra, oggi una bella ragazza di 27 anni, si è infatti appena laureata a luglio in Biologia, specializzandosi proprio in Embriologia. Doppia quindi la sua gioia: come persona a cui lo scienziato britannico con i suoi studi ha ”donato la vita” e come studiosa, ammirata dai risultati di anni di ricerca e i risvolti medici di tanto lavoro.
«Ho sempre saputo tutto sulla mia nascita. Ma grazie ai miei genitori ho vissuto senza traumi. Il valore della fecondazione assistita l’ho sperimentato sulla mia pelle - dice Alessandra - ma non è una cosa personale, basta pensare ai milioni di famiglie che hanno avuto figli grazie alla tecnica messa a punto da Edwards. Perché negare loro un sogno? È questo il segno più tangibile del lavoro di Edwards: ha permesso di superare ”meccanicamente” l’ostacolo che impediva a queste coppie di procreare». E sul Nobel allo scienziato britannico aggiunge: «È un traguardo per tutti gli embriologi e ginecologi che si occupano di fecondazione assistita. Speriamo che serva ad aprire nuove frontiere».
Per lei la laurea in Biologia è stata «come un cerchio che si chiude». I suoi progetti per il futuro sono tanti. Su tutti, però, prevale il sogno di lavorare proprio nel settore della fecondazione assistita «anche se - precisa - l’inserimento nel mondo del lavoro è molto difficile per i giovani laureati. E per questo non mi precludo nessuna strada. La biologia è un campo molto vasto. Il settore della riproduzione assistita, poi è molto delicato - sottolinea Alessandra - Si gioca con la vita di altre persone».
E di questo proprio lei è pienamente consapevole. Lo è stata da subito «fin da bambina - aggiunge - Certo la mia è stata un’esperienza unica. Mi osservavano di continuo e mi facevano domande. Quando sono nata c’era ancora tanta ignoranza sulla fecondazione assistita e, ancora oggi, non credo sia cambiato molto. Ma non mi sono mai sentita diversa, un’aliena».
Alessandra ha mantenuto un legame quasi paterno con l’uomo che l’ha fatta venire al mondo. «Per lui sono bellissima e bravissima, ma è di parte» dice scherzando sul suo affetto per Vincenzo Abate, il ginecologo napoletano che nel 1983 ha fatto nascere lei ed altri due bimbi: una femminuccia e un maschietto.
«Nessuno più di me può condividere con Edwards questa gioia. Il Nobel è il giusto riconoscimento per una vita dedicata alla ricerca. Grazie a lui sono nati in tutto il mondo 4 milioni di persone». A parlare è Vincenzo Abate, amico e collega di Edwards. «Chiamerò al più presto Robert - aggiunge Abate - e gli ricorderò che tanti anni fa proprio io gli consegnai un premio scientifico prestigioso a Capri e oggi credo di essere il suo più vecchio amico ancora in vita in quel gruppo di medici che anni fa lavorò insieme molte volte per realizzare un sogno: quello di tante donne a cui un problema tecnico impediva la gioia di diventare madri».
Con Edwards ha condiviso la gioia per la nascita di bimbi in provetta. «Mi sono sempre tenuto in contatto con Alessandra - conclude Abate - e sono sicuro che diventerà una grande biologa. Ha avuto un’infanzia e un’adolescenza serene, grazie ad Artemisia e Salvatore, i suoi splendidi genitori».







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