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Dopo la fecondazione in vitro, bere un caffè protegge dalle complicanze

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La caffeina pare possa ridurre il rischio di complicanze a seguito della fecondazione in vitro che possono anche mettere in pericolo la vita della donna

La cosiddetta FIV o fecondazione in vitro è uno dei metodi più diffusi per riuscire a ottenere una gravidanza quando non vi siano le condizioni normali per farlo.

Questo processo però non è esente da rischi. Uno di questi è la dilatazione dei vasi sanguigni con una possibile conseguente fuoriuscita del sangue nei tessuti. Tutto ciò sarebbe causato dai farmaci utilizzati per stimolare le ovaie. Questo disturbo è chiamato sindrome da iperstimolazione ovarica o OHSS e colpisce almeno un terzo delle donne che si sottopongono alla FIV.

Se da un lato la cosa si riduce ad alcuni dolori addominali o gonfiore, dall’altra può essere un pericolo per la vita della donna. Questa sindrome, infatti, può causare problemi nella coagulazione del sangue, danni renali e problemi alle ovaie stesse, scrivono sulla rivista Metabolism i ricercatori del St. Bartholomew's Hospital di Londra.

Il problema, sarebbero gli alti livelli di adenosine chimiche nel corpo provocato dai farmaci. Attorno al fluido dell’ovulo sono infatti stati trovati livelli astronomici di questa sostanza chiminca.
La sfida dei ricercatori è stata quella di trovare un modo affinché l’adenosina non fosse più assorbita. «Potrebbe essere che una tazza di caffè forte, con ogni ciclo di fecondazione in vitro, possa ridurre le possibilità di OHSS», ha commentato il dottor Ray Iles, professore di scienze biomediche presso la Middlesex University.

«La caffeina compete con l’adenosina per gli stessi recettori bloccando l’azione dell’adenosina e, quindi, potenzialmente potrebbe trattare la causa di questa condizione», ha concluso Iles ricordando che sono in corso ulteriori ricerche per verificare se la caffeina possa avere un effetto preventivo contro questa sindrome.

 
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