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La spirale, da contraccettivo ad arma anti cancro

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Il comune anticoncezionale diventa un modo per somministrare la cura contro il tumore dell'endometrio e permettere alle giovani pazienti di diventare mamme

MILANO - Le spirali intrauterine, originariamente usate come contraccettivi, possono anche essere utilizzate nella terapia del tumore dell’endometrio, la mucosa che riveste internamente l’utero. È la proposta di uno studio italiano pubblicato sulla rivista Annals of Oncology e rappresenta, soprattutto per le giovani donne con questa forma di cancro, un’importante passo avanti che consentirebbe loro di aver dei figli. Oggi, infatti, il carcinoma dell’endometrio si cura soprattutto con l’isterectomia (cioè l’intervento d’asportazione di utero e ovaie) che condanna le pazienti, spesso ancora in età fertile, alla sterilità. «Stiamo parlando della più frequente fra le neoplasie ginecologiche, di cui si registrano in Italia circa cinquemila nuovi casi ogni anno - spiega Mario Sideri, Direttore dell’Unità di Ginecologia Preventiva dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e tra gli autori dello studio -. Un tumore, però, poco aggressivo che se diagnosticato negli stadi iniziali ha una prognosi molto buona».

LA RICERCA - Per lo studio, durato dal 1996 al 2009, sono state selezionate 39 donne, di età compresa tra i 20 e i 40 anni, con lesioni precancerose (iperplasia endometriale atipica) o con tumore iniziale e circoscritto all’endometrio. A ciascuna di loro è stata collocata nell’utero una spirale che rilascia l’ormone progestinico levonorgestrel, associata a un’iniezione mensile di un ormone che rilascia gonadotropina, per verificare se questo mix potesse interrompere e far regredire lo sviluppo del tumore. Il levonorgestrel intrauterino, infatti, inibisce la crescita dell’endometrio, mentre la gonadotropina blocca la produzione di estrogeno, l’ormone che favorisce lo sviluppo della neoplasia. Dopo un anno, dato che la malattia non era progredita, i ricercatori hanno rimosso la spirale, permettendo alle donne di programmare una gravidanza. Le pazienti sono state sottoposte a controlli ogni sei mesi per verificare eventuali ricomparse della malattia e, una volta portate a termine le gravidanze desiderate, sono state sottoposte a isterectomia per garantire l’assoluta protezione da eventuali recidive. Nella maggioranza dei casi la riposta al trattamento è stata totale e immediata e solo in alcuni casi si è dovuto reintervenire. Tutte le partecipanti stanno comunque bene e non hanno segni di malattia tumorale. Nove di loro hanno avuto un bambino con una gravidanza naturale.

TECNICHE SALVA-FERTILITÀ - Oggi, nel caso di donne giovani e che desiderano avere figli, per rallentare la crescita del carcinoma endometriale si somministra una terapia ormonale per bocca, che tuttavia può avere effetti collaterali fastidiosi, come eruzioni cutanee, nausea, vomito, cefalea ed eccessivo sanguinamento uterino. E nell’ottica di salvaguardare la fertilità delle paziente, anche sul fronte chirurgico si sperimentano nuove tecniche che consentano di evitare, quando possibile, l’isterectomia. Ad esempio con l’intervento di isteroscopia si possono riconoscere in fase precoce le lesioni pre-cancerose, procedendo a un'asportazione mirata per via endoscopica che risparmia l’utero. «Visti i promettenti risultati a cui siamo giunti - conclude Sideri -, ora vogliamo avviare uno studio clinico multicentrico e internazionale per testare la nostra strategia su un numero più ampio di pazienti. Per partecipare allo studio bisognerà verificare che il tumore non abbia intaccato altri organi e che non sia concomitante con un tumore dell’ovaio. E poi la paziente dovrà essere seguita e curata in un centro specializzato, dove diversi specialisti possano confermare la sua diagnosi e monitorarla con continuità anche dopo il parto».

 

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