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Cellule staminali contro la paralisi cerebrale infantile

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Al via la prima sperimentazione clinica. Saranno infuse in 40 bimbi fino dai 2 ai 12 anni

MILANO - Negli animali sembra che funzioni: anche per questo la Food and Drug Administration ha da poco dato l'ok per avviare una sperimentazione clinica rigorosa che valuti gli effetti di un'infusione di cellule staminali su bambini colpiti da paralisi cerebrale infantile. La sperimentazione sta iniziando negli Stati Uniti all’università della Georgia, ma riceve fondi anche dall'Associazione Figli Inabili della Banca d'Italia.

SPERIMENTAZIONE – Lo studio coinvolgerà 40 bimbi fra i 2 e i 12 anni che non siano in grado di camminare o di sedere in maniera indipendente e non soffrano di convulsioni. I medici inietteranno nel loro cervello cellule staminali provenienti dal loro stesso cordone ombelicale: i genitori di tutti i partecipanti, infatti, hanno conservato il sangue cordonale nella Banca del Cordone Ombelicale di Tucson, in Arizona. Far capo a una sola banca di staminali, dicono gli autori, aiuta a esser sicuri che le procedure di stoccaggio e di trattamento delle cellule siano sempre identiche. Prima del trattamento, tutti i bimbi saranno sottoposti a un esame neurologico; poi 20 riceveranno l'infusione di staminali, gli altri 20 un placebo. Dopo tre mesi i bambini saranno di nuovo valutati da medici all'oscuro del tipo di trattamento somministrato, quindi i 20 bimbi trattati col placebo saranno anche loro sottoposti all'infusione di staminali. A seguire, ogni tre mesi si ripeteranno le valutazioni motorie e neurologiche.

SPERANZE – Si tratta della prima sperimentazione clinica controllata sul tema: si sa che negli animali le staminali aiutano le cellule cerebrali danneggiate a «guarire» e rimpiazzano quelle morte, qualcuno ha anche provato a farlo nei bambini: è della fine di ottobre la notizia della prima bimba italiana di 20 mesi trattata con staminali del cordone ombelicale alla Duke University, negli Stati Uniti. Mai però si è intrapreso uno studio rigoroso come quello in partenza. «Finora sono state raccolte solo evidenze aneddotiche – dice James Carroll, il neurologo pediatra dell'università della Georgia che coordina la ricerca e che da anni studia l’argomento –. In alcuni casi i bimbi trattati con l'infusione sono migliorati vistosamente, ma nessuno ha mai iniziato un trial clinico vero e proprio». Gli statunitensi hanno scelto di infondere cellule staminali autologhe (cioè del bimbo stesso, raccolte in precedenza conservando il cordone ombelicale alla nascita) perché si tratta del modo più sicuro per trapiantare staminali: non c'è infatti alcun rischio di rigetto. Per ora non esistono terapie contro la paralisi cerebrale infantile; anche per questo il progetto di Carroll sta suscitando molte speranze ancora prima di cominciare. Il ricercatore puntualizza: «Non pensiamo che le staminali possano curare in maniera definitiva la paralisi cerebrale, speriamo però che possano modificarne il corso per far sì che la vita dei bambini che ne soffrono sia meno dura». Adesso non resta che aspettare i primi risultati, previsti però non prima di qualche mese.

Elena Meli

 

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