Un giorno Mamma .net

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri

IL RUOLO DELLA LETTERATURA PER L'INFANZIA E L'ANIMAZIONE CREATIVA

E-mail Stampa PDF

Fiabe Bambini1-      LA LETTERATURA PER L’INFANZIA: CHE COS’E’?

Con questa dizione si tenta di definire un sapere che collega il libro e la letteratura, per scopi diversamente individuali, all’età evolutiva. La lett per l ‘infanzia include un Insieme di testi composti espressamente per i bambini, destinati a essere letti direttamente da loro oppure letti o recitati ad alta voce da adulti.. Questo nuovo  genere letterario, inizialmente, non venne considerato positivamente ; solo nel 20 sec ne ebbe un riconoscimento.
La dizione “ letteratura per l’infanzia “ va considerata a partire da tre dati che la costituiscono

1)      letteratura
2)      per-----offerta all’infanzia----

 

3)      l infanziaLa distinzione ammette che esiste una letteratura destinata a un età, a un periodo di vita fortemente connotato. Ammette  che l infanzia abbia il diritto di ricevere, di entrare in contatto con opere scritte riconoscibili come letteratura nello stesso senso in cui lo si dice per le opere narrative e la poesia in prospettiva adulta. Tuttavia il ruolo del lettore rimane passivo, egli si trova introdotto in un itinerario che non ha scelto (sono gli adulti a scegliere per lui).

 

 

Addentrandoci in un excursus storico,fino a 2,3 sec fa, nella società occidentale non c’era chiara coscienza della differenza fra l’infanzia e le altre età della vita: in un certo senso, l’infanzia non esisteva, proprio perché non aveva un’identità sociale ben riconoscibile. A maggior ragione perciò non esisteva una letteratura per ragazzi propriamente detta, ma solo testi letterari, destinati originariamente a un pubblico di adulti, che venivano usati anche per l’infanzia, talvolta rimaneggiati o adattati, in forma orale o scritta. Di fatto, la materia prima della letteratura per i bambini era in gran parte derivata dalla tradizione orale dei racconti popolari, delle fiabe, delle leggende, dei miti per quanto riguarda la narrativa, e delle filastrocche giocose e delle ninne nanne per quanto riguarda la poesia.

E’ con il 600 francese con i Contes (1695-97) di Charles Perrault, che si può parlare di un primo avvio di una produzione intenzionalmente destinata all’infanzia. Avvio che dipende da fattori di tipo extraletterario:

  • La diffusione della stampa.
  • L’avvento della borghesia.
  • La scoperta dell’infanzia come età separata da quella adulta.

Fu ,però,grazie l’avvento della stampa, nel XV secolo, che si registrò un incremento significativo della produzione libraria destinata all’infanzia: produzione che cominciò anche a svincolarsi dalla rielaborazione di opere passate, per cominciare ad attingere alla materia della storia recente e della contemporaneità. Nel loro complesso però le opere per i bambini mantennero una prevalente destinazione pedagogica.

La lett per l ‘infanzia affonda le sue radici nel 700 quando:

-          il libro da strumento di conservazione del sapere , riservato a pochi, diventa strumento di diffusione del sapere e di circolazione delle idee

-          aumentano le riviste in una logica di fruizione culturale allargata

-          ai giovinetti si offrono anche letture di “svago” e non solo “educative”

Il contesto storico entro il quale si sviluppa è il periodo illuminista, periodo nel quale si pone il problema culturale di una diffusa alfabetizzazione del popolo. Il principio di fondo è che  gli uomini sono dotati di ragione  e possono, con l esercizio della medesima, uscire dalle tenebre dell’ignoranza, migliorare la vita collettiva, crescere nella tolleranza. Dal 700 si avverte che il libro, da strumento di conservazione del sapere, diviene strumento di diffusione del sapere. Il libro, materialmente inteso, diviene meno prezioso e più agile da usare più che da custodire.

Lo sviluppo di una letteratura dedicata espressamente ai bambini e ai ragazzi fu molto più precoce nei paesi di lingua inglese. Intorno al 1750 la bottega di John Newbery, situata a Londra, attirava, all’uscita dalla messa, i bambini della borghesia londinese, che vi scoprivano i volumi della “biblioteca giovanile”: erano libretti a basso prezzo, con la copertina di carta, contenenti perlopiù storie brevi, filastrocche, indovinelli, aforismi e testi divulgativi, stampati su carta pregiata, scritti da letterati sensibili alle esigenze del pubblico infantile e illustrati da disegnatori di talento. John Newbery intuiva l’emergere di un pubblico nuovo, al quale bisognava offrire una nuova materia di lettura che in rapporto all’età e alle competenze fosse di buona qualità.

Tuttavia, fino alla fine del XVIII secolo non esistette nella letteratura infantile una chiara distinzione fra l’intrattenimento e l’istruzione: la maggior parte dei racconti e delle poesie scritti per i bambini erano in realtà destinati a comunicare informazioni utili o consigli morali.

Un ruolo fondamentale nello sviluppo di una più precisa percezione delle caratteristiche specifiche della letteratura per l’infanzia rivestì il romanzo Emilio, o dell’educazione (1762) di Jean-Jacques Rousseau, destinato a diventare un classico della letteratura pedagogica di tutti i tempi: vi si mostrava per la prima volta che la mente di un bambino non è soltanto la mente di un adulto in miniatura, ma va considerata secondo le dinamiche e gli atteggiamenti a essa propri.

1.1-EMILIO O DELL’EDUCAZIONE

Emilio è un testo scritto nel 1762 La prima traduzione italiana è fatta da Vizzotto nel 1887.

Si sarebbe portati a dire che il protagonista è Emilio, perché di lui si parla. Infatti la sua educazione dovrà essere sottratta agli influssi della vita sociale e si dovrà compiere nella solitudine campestre. Il vero protagonista è invece lo stesso Rousseau nella duplice veste di narratore-pedagogista e di personaggio reale (il maestro). Rousseau infatti gioca su più di un piano.

a) Rousseau narratore e pedagogista: egli è il narratore che attraverso ciò che accade sulla scena del romanzo costruisce un progetto teorico e modella gli avvenimenti e le persone, inoltre dialoga con i futuri educatori, i futuri lettori, e dunque anche con tutti noi. In quanto narratore si rende responsabile delle idee espresse ed intende, sulla base di queste, essere giudicato.

b) Rousseau personaggio. È il maestro (quale Rousseau scrive di non essere capace di essere nella realtà) che interagisce con gli altri. Rousseau narratore elabora per l'educazione di Emilio delle trame, a volte complesse, di cui questi è l'inconsapevole personaggio principale. Rousseau esclude dalla pratica educativa di Emilio (fino a 12 anni) le favole, la geografia, la storia perché producono eccessiva erudizione e nozionismo. Analizza la favola di La Fontaine ‘Il corvo e la volpe’ e ne afferma l’inutilità educativa: eccessivo linguaggio poetico (metafora) e morale che sfugge al bambino; mancanza di un interesse esperienziale legato all’idea di adulazione ancora lontana dalla vita del fanciullo. Rousseau maestro costruisce trame narrative che vengono fatte vivere al bambino.

La teoria pedagogica è costruita intorno ad alcuni punti fermi.

a) Osservare i bambini. Il più grave limite della pedagogia a lui precedente e della prassi educativa del suo tempo è che entrambe non partono dalla concreta esperienza della specificità dell'infanzia. Il bambino è considerato solo un piccolo uomo. Al contrario Rousseau insegna - sulla base dell'osservazione - che l'infanzia ha tratti psicologici, fisici, logici diversi da quelli dell'adulto e scientificamente identificabili. Ogni pedagogia scientifica dovrà tenerne conto. Allo stesso tempo sottolinea che non è corretto pensare all'infanzia solo come età di preparazione al mondo degli adulti. La vita ha le sue stagioni e nessuna ha diritti sulle altre. L'educazione e la vita cominciano dalla nascita (8).

b) Rispettare l'infanzia. È il principio di gradualità. Poiché ogni età ha le sue caratteristiche, a ogni età corrispondono determinate finalità dell'azione educativa e metodi adeguati allo sviluppo delle facoltà, alla situazione psicomotoria, agli interessi dei giovani.

“L’infanzia ha modi di vedere, di pensare, di sentire esclusivamente suoi; nulla è più stolto che pretendere di sostituirli coi nostri”.(J.J. Rousseau, Emilio, cit., p. 90).

“[…] Elimino gli strumenti che maggiormente li rendono infelici: i libri. La lettura è il flagello dell’infanzia e quasi la sola occupazione che si è capaci di assegnarle. Soltanto a 12 anni Emilio saprà che cosa sia un libro. Ma è pur necessario,si dirà, che sappia leggere. Ne convengo:

sarà necessario quando la lettura gli sarà utile; fino allora non può che annoiarlo. (J.J. Rousseau, Emilio, cit., p. 90).

“Odio i libri; insegnano solo a parlare di quello che non si sa. […] Uno ne esiste che costituisce il più felice trattato di educazione naturale. Questo libro sarà il primo che Emilio leggerà”.(J.J. Rousseau, Emilio, cit., p.236-37).

1.2-LE PRIME REAZIONI SULL’EMILIO

I testi di Rousseau hanno generato un grande dibattito e accese polemiche L’Emilio (pubblicato nel maggio del 1762) già il 3 giugno viene sequestrato per ordine del tribunale. Il 19 giugno la prima sezione del Parlamento decreta l’arresto dell’autore e la condanna del libro alle fiamme.

Il libro viene messo all’indice da papa Clemente XIII Rousseau è costretto a fuggire dalla Francia

1.3-GLI EFFETTI POSITIVI

Rousseau ebbe diversi riconoscimenti dai lettori dell’Emilio. In particolare dalle madri per i consigli educativi. Il libro si diffonde e viene letto esercitando una discreta influenza (nei 25 anni

successivi alla pubblicazione di Emilio i testi sull’educazione raddoppiano).

I principi dell’Emilio vengono molto apprezzati durante la Rivoluzione francese Rousseau verrà apprezzato soprattutto all’estero (Italia – Pestalozzi e Germania –Romanticismo).

Nel corso di secoli si è arrivati alla consapevolezze dell’esistenza sociale dell’infante ma, non fu sempre così.

2-      L’INFANZIA NEL MEDIOEVO E NELL’ETA’  MODERNA

Nel medioevo l'infanzia si suddivideva in due fasi. L'infantia, che durava fino ai sette o otto anni, costituiva il periodo in cui il bambino necessitava di cure. Era seguita dalla pueritia, cui subentrava all'età di 14-16 anni l'adolescentia, che apparteneva già all'età adulta. Questa concezione, conservò la propria importanza per tutto il Medioevo. I bambini erano considerati esseri malleabili; macchiati dal peccato originale alla nascita, attraverso il Battesimo diventavano membri della Chiesa. Dopo la cresima e il conseguente passaggio alla pueritia, erano ritenuti in grado di lasciare il tetto familiare e di guadagnarsi da vivere, a seconda del sesso e dell'origine sociale, in una famiglia sconosciuta o già nota. A partire da questa età i bambini dei ceti alti ricevevano un'educazione in un nucleo familiare estraneo, in una scuola o presso una corte. L'abbandono o l’infanticidio costituivano una minaccia in particolare per i figli illegittimi. Gli orfani trascorrevano l'infanzia fino ai sette anni anche in conventi, ospedali o orfanotrofi e venivano poi spesso impiegati come manodopera in appalto ( manodopera minorile).

All'interno della borghesia cittadina questa bipartizione dell'infanzia conobbe dei cambiamenti già nel Medioevo. Allo scopo di rafforzare virtù quali la disciplina e di offrire ai figli maschi una buona formazione scolastica e professionale, ai bambini fu concesso di rimanere più a lungo in famiglia.

Nel XVI e XVII sec. l'infanzia acquisì una posizione autonoma in seno alla famiglia borghese. La fase dell'infanzia protetta, in cui al bambino venivano riconosciuti specifici comportamenti, venne prolungata. Sotto l'influsso degli scritti di Jean-Jacques Rousseau e Johann Heinrich Pestalozzi, nel XVIII sec. l'affetto e il calore della famiglia e un'educazione che permettesse uno sviluppo armonioso del bambino (Rousseau) furono riconosciuti quali fattori determinanti per la formazione dell'individuo.

Solo quindi a partire dal Medioevo, in Europa, la lettura passa da un attività collettiva ed eseguita ad alta voce, ad un attività individuale e silenziosa.

Il XIX sec. fu caratterizzato da una diminuzione della mortalità infantile: fino al XVIII sec. solo circa metà dei bambini raggiungeva l'età dell'adolescenza. In seguito ai cambiamenti sociali, economici e culturali, al progresso della medicina, a cavallo del XIX sec., la mortalità infantile  diminuì costantemente. Il concetto borghese di infanzia riuscì ad affermarsi ed esercitò un influsso anche sulle idee delle comunità familari tradizionali. La scolarità obbligatoria e il divieto del lavoro infantile, sancito dalla legge sulle fabbriche del 1877, limitarono l'autorità parentale. Nel XIX sec. l'infanzia, intesa come il periodo compreso tra la nascita e la conclusione della scolarità obbligatoria (fino ai 13-15 anni), veniva ormai considerata anche dai ceti non borghesi una fase della vita familiare. I riti di passaggio della confermazione o della cresima segnavano la fine di questo periodo. Nella vita quotidiana, nonostante il predominio ideologico e sociale della concezione borghese, l'infanzia era percepita in modi diversi.

1-      L'infanzia nelle famiglie tradizionali :  I ceti tradizionalmente rurali e artigiani, ossia la maggioranza della pop., fino al XX sec. concepirono la loro famiglia in primo luogo come una comunità di lavoro, alla quale i bambini dovevano contribuire in maniera specifica svolgendo i compiti che venivano loro assegnati secondo criteri analoghi a quelli applicati agli adulti. Era dunque necessario e auspicabile avere una prole numerosa, che potesse contribuire all'economia domestica e prendersi cura dei genitori anziani (Previdenza per la vecchiaia ). In queste classi sociali, i genitori avevano in genere un atteggiamento ambivalente nei confronti della scolarità obbligatoria.

2-      L’infanzia nelle famiglie operaie: Dopo il divieto del lavoro minorile nelle fabbriche, i figli degli operai dovettero impegnarsi nelle attività tradizionali. Le ragazze, spesso insieme alle madri, lavoravano la terra, contribuivano al lavoro a domicilio, alle faccende domestiche e alla cura dei fratelli più piccoli. I ragazzi dovevano invece trovarsi un'occupazione rimunerata nelle vicinanze, il che risultava più facile nelle città che in campagna. Dalla prima metà del XIX sec. in diverse città ai genitori di condizione modesta, che lavoravano fuori, casa fu offerta la possibilità di affidare i bambini piccoli ad asili nido. In questo ambito, come nel mondo contadino, tanto a scuola quanto in famiglia le punizioni corporali erano considerate misure legittime per educare i bambini a essere buoni lavoratori. Fino all'inizio del XX sec. infrazioni materiali come il furto furono severamente punite, mentre un comportamento sconveniente, scherzi impertinenti o metodi di guadagno al limite della legalità, quali il furto di legna o il saccheggio di alberi da frutto, erano spesso considerati bagattelle.

3-      L’infanzia nelle famiglie borghesi : Anche nelle fam. borghesi il bambino era considerato un essere incompleto che doveva essere plasmato. Tuttavia, in questo contesto, l'educazione aveva uno scopo diverso rispetto al mondo rurale e operaio. Lo sviluppo di un carattere sessuale (maschile o femminile) era fondamentale per la costituzione della società borghese. L'individualità del bambino era rispettata entro i limiti del ruolo imposto a maschi e femmine. Gli investimenti nel campo dell'educazione e della formazione garantivano una carriera maschile o un percorso femminile consoni alla posizione sociale e attestavano l'attenzione e l'affetto dei genitori verso i figli. Nei primi anni di vita i bambini e le bambine venivano educati in modo non troppo rigido: le buone maniere e l'obbedienza facevano parte del processo di apprendimento, ma mancava una socializzazione specifica ai sessi. A quattro o cinque anni i bambini, che portavano capelli corti, ricevevano il primo paio di pantaloni entrando così nel mondo degli uomini. Dopo questo passaggio simbolico, i padri gli insegnanti e altre figure maschili assumevano il ruolo determinante di educatori. Le ragazze restavano invece vicine alla madre. La libertà di azione e di movimento dei ragazzi aumentava durante il percorso scolastico, mentre quella delle ragazze restava limitata). Figura influente in queste cerchie nella prima metà del XIX sec. fu Friedrich Froebel, collaboratore di Pestalozzi, che raccomandava la Scuola dell'infanzia a complemento dell'educazione materna. I bambini della borghesia, rispetto a quelli cresciuti in fam. tradizionali e proletarie, vivevano in un ambiente protetto, in cui si sviluppava una vera e propria cultura infantile: spesso erano accuditi da una bambinaia e quasi sempre avevano una propria stanza, vestiti, libri (Libri per la gioventù), alimenti specifici e giocattoli (Giochi).

3-      SVILUPPI DELLA LETTERATURA DELL’INFANZIA

La letteratura per bambini ha subito una grossa evoluzione dalla sua prima comparsa come genere indipendente nel corso del 1700. Fiabe e racconti popolari non erano originariamente destinati ai bambini, e lo divennero soltanto nell’Ottocento.

Si devono aspettare altri cento anni perché appaiano i primi libri per bambini e ragazzi pensati non per condizionare ed educare, talvolta per ricattare emotivamente o impaurire, ma per divertire. Divertire in virtù di una storia e di personaggi che non hanno altri intenti se non quello di appassionare alla lettura, di incantare e meravigliare, di emozionare portando alla scoperta di sé stessi e del mondo.

LA LETTERATURA PER L’INFANZIA NELLA FRANCIA DEL ‘600

Nelle letture espressamente rivolte ai ragazzi l’impiego di queste stesse si afferma nel 600 in Francia  con l’opera “Les aventures de Telèmaquè” (1699) di Fènelon, sottoforma di dialogo rivolto agli educandi e, con la diffusione delle fiabe di Charles Perrault e dei Fratelli Grimm.

Fènelon scrisse, tra il 1694 e il 1696 romanzo educativo di avventure e di viaggi Les Aventures de Télémaque. Dal 1698, il Télémaque cominciò a circolare a corte sotto forma di copie, e vi si volle vedere una critica appena mascherata contro il governo autoritario di Luigi XIV, contro la sua politica estera aggressiva. Luigi XIV vi vide una satira contro il suo regno, fece arrestare il tipografo e bandì dalla corte Fénelon.

LA LETTERATURA PER L’INFANZIA NELL’INGHILTERRA DEL ‘700

La letteratura indirizzata ai bambini incominciò a nascere verso la fine del 1700.
Prima di questa data la lettura veniva praticata esclusivamente sui libri degli adulti, generalmente la Bibbia, il Catechismo, le Vite dei Santi, i Libri delle buone maniere e di regole morali.

All'inizio del secolo risale l'opera di una delle più famose autrici di libri per l'infanzia del mondo anglosassone, Beatrix Potter, ideatrice del personaggio di “Peter Rabbit”.

Il primo contatto che il bambino stabiliva con il libro avveniva nelle biblioteche di casa. I rampolli di famiglie ricche e nobili si accostavano alle opere degli autori classici attraverso la lettura di Omero, Dante, Ariosto, Tasso, Metastasio e di letterati contemporanei. Un tipo di letteratura certamente non adatta all'infanzia. La situazione cambiò gradatamente quando furono  pubblicati romanzi che stuzzicarono la fantasia dei bambini.

-          1719 - Robinson Crusoe di Daniel Defoe

-          1726 - I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift

-          1785 - Il Barone di Munchhausen di Rudolf Raspe

LA LETTERATURA PER L’INFANZIA NEL PRIMO 800

La prima metà dell'Ottocento fu ricca di capolavori.
Da un lato, gli autori si rivolsero al passato e riscrissero le favole tramandate oralmente da generazioni.

-          1812 - Fiabe dei fratelli Grimm

-          1820 - Ivanhoe di Walter Scott

-          1837 - Le avventure di Oliver Twist di Charles Dickens

-          1844 - I tre Moschettieri di Alexandre Dumas Padre

-          1845 - Il Conte di Montecristo di A. Dumas

-          1850 - David Copperfield di Charles Dickens

In Europa: i famosi fratelli Grimm curarono nel 1812 una raccolta poderosa di tutto il materiale fiabesco della tradizione germanica.
Nel contempo, Hans Christian Andersen (1805-1875), in Danimarca tra il 1835 e il 1872, stava pubblicando le sue famose fiabe, tutt'ora amate come “Il Brutto Anatroccolo”, “La Sirenetta”, “Il Soldatino di piombo”.

Dall'altro lato, si sviluppò il romanzo per ragazzi che univa, con una miscela perfetta, avventura, buoni sentimenti, valori etici e morali, patriottismo, secondo l'ideale pedagogico dell'epoca. 
Gli alfieri di questo nuovo filone avventuroso furono tre e ognuno di loro fu iniziatore di un tipo particolare di genere letterario.

-          Walter Scott (1771-1832) con il fortunato romanzo “Ivanhoe”, considerato il padre del romanzo storico di ambiente scozzese

Charles Dickens (1812-1870) che inaugurò il nuovo romanzo sociale, scrivendo con successo “Oliver Twist” (1837-1838) e David Copperfield (1850).

-          E il grande Alexandre Dumas che rese immortali “I Tre Moschettieri” nel 1844 e, subito dopo, “ Il Conte di Montecristo” nel 1845.

In Italia: pietra miliare nello sviluppo della letteratura infantile italiana è il libro di Luigi Alessandro Parravicini (1800-1880), “Giannetto” (1837) che ottenne un enorme successo e fu adottato come libro di testo per molto tempo e in varie parti d'Italia. 
Il romanzo, un eroe proprio concentrato di buone intenzioni, raccontava le vicende di un bambino modello, tutte ispirate ai valori della tradizione ottocentesca e risorgimentale: Dio, Patria e Famiglia.. 
Come possiamo notare in Italia è difficile conciliare la letteratura di formazione e quella di divertimento, con un'unica eccezione: Le avventure di “Pinocchio”.

Ma questo ci porta già alla seconda parte dell'Ottocento.

LA LETTERATURA PER L’INFANZIA NEL SECONDO 800


In Italia, però, queste opere vennero tradotte ed adattate con notevole ritardo rispetto agli altri Paesi europei, perché non in sintonia con l'impostazione seriosa che cominciava a caratterizzare i libri per bambini. 
La nascente letteratura per l'infanzia era tutta permeata da un dichiarato intento moralistico: essa doveva insegnare "l'educazione alle buone maniere e alla virtù della generosità, dell'obbedienza, del rispetto dell'ordine sociale e delle sue gerarchie".

-          1851 - Moby Dick di Hermann Melville

-          1852 - La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher-Stowe

-          1865 - Alice nel paese delle meraviglie di Carroll Lewis

-          1865 - Il viaggio al centro della terra di Jules Verne

-          1868 - Piccole donne di Louise Mary Alcott

-          1869 -  Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne

-          1876 -  Le avventure di Tom Sawyer di Mark Twain

-           1883 - L'isola del tesoro di Robert Louis Stevenson

-           1894 - Il libro della giungla di Rudyard Kipling

I  personaggi creati dalla penna degli scrittori si fissarono indelebilmente nel cuore dei piccoli lettori : sono anni frenetici, molto prolifici, come se si fossero spalancate le porte della fantasia.

In Italia

1881 - Pinocchio di Carlo Collodi
1886 - Cuore di Edmondo De Amicis

Prima dell'Unità d'Italia era impossibile parlare di storia della letteratura infantile dal momento che non esisteva ancora una nazione. 
La sviluppo dell'editoria per l'infanzia avvenne proprio con l'unificazione e dovette rispondere all'esigenza basilare di creare una coscienza.

Solo Carlo Collodi (in realtà si chiamava Carlo Lorenzini) cominciò a ribellarsi alla tendenza pedagogica della letteratura, a cambiare le carte in tavola, invertendo la direzione a favore della fantasia: nel 1876, creò la figura di “Giannettino”, un bambino vero, birichino, diverso da quelli a cui ci aveva abituato la letteratura pedagogica fino a quel momento, e cioè seri, giudiziosi, studiosi, un po'saputelli.

Ma siamo a pochi anni dalla uscita di “Pinocchio” con il quale nasce in Italia la letteratura infantile.
Il capolavoro di Collodi uscì a puntate su “Il Giornale per i bambini” il 7 luglio 1881, come Storie di un burattino, titolo poi cambiato in Le avventure di Pinocchio nel 1883. 
La decisione di pubblicare a puntate una fiaba per bambini come un moderno romanzo d'appendice fu molto felice ed azzeccata. 
Questa scelta editoriale portò così tanto successo che Pinocchio fu stampato in Italia senza interruzione (tranne il 1914), in edizioni sempre diverse, accompagnato dalle immagini create da molti importanti illustratori. 
All'estero venne tradotto in più di cento lingue. Una curiosità: a Venezia fu data alle stampe, nel 1925, una preziosa edizione in armeno.

Un'altra grandissima affermazione internazionale fu quella ottenuta nel 1886 da Edmondo De Amicis con “Cuore” che, fino al 1923, vendette un milione di copie.
Il libro nacque come un sussidiario scolastico ed ebbe una accoglienza clamorosa da parte del pubblico infantile sia per la sua formula di diario, scritto da un bambino, sia per la sua narrazione corale, formata da vari episodi, che, seppure lunga, permetteva una rapida lettura. 
E Cuore ha commosso non solo gli scolari dell'Italia umbertina, ma tante generazioni di italiani. Il romanzo di De Amicis puntava direttamente al cuore, presentando storie patetiche e dolorose, perché servissero da esempio

LA LETTERATURA PER L’INFANZIA NEL ‘900

L'avventura rappresentava il genere che più appassionava i piccoli lettori; in Italia molti scrittori continuarono a proporre il filone del genere avventuroso, seguendo le orme dei grandi autori come Salgari o Verne; altri invece ripercorsero il solco del verismo e del naturalismo, presentando una infanzia popolare, povera e sfruttata, secondo la lezione di Verga o di Capuana. Sono romanzi, che nonostante il grande successo riscosso, in alcuni casi anche all'estero, non ebbero seguito, per la mancanza di novità che potessero lasciare un segno di cambiamento rispetto al passato.

Uno dei più originali scrittori per l'infanzia fu Yambo, pseudonimo di Enrico Novelli, scrittore molto prolifico. Con il suo stile molto vivace e divertente, arriva alla creazioni di personaggi ed situazioni incredibili. (“Le avventure di Ciuffettino” 1902).
Ancora più importante fu il ruolo di Vamba, alias Luigi Bertelli, il creatore di “Giannino Stoppani” protagonista del Giornalino di Gian Burrasca; sue sono anche le geniali illustrazioni che caratterizzarono maggiormente il personaggio. 
Il romanzo esce in 55 puntate sul Giornalino della Domenica tra il 1907 e il 1908 e poi in volume nel1912. 
Vamba viene considerato fra i primi narratori per l'infanzia puri, tra quelli che fin dall'inizio della loro carriera si qualificarono come autori per l'infanzia. 
Ciononostante la sua opera si distaccava dal leitmotiv che aveva pervaso tutta la letteratura per l'infanzia: il compromesso tra educazione e ricreazione. 
È un racconto umoristico: il protagonista racconta in prima persona le sue birichinate, che prendono di mira tutti gli adulti, genitori compresi. 
Per la prima volta un libro per ragazzi si schiera dalla loro parte.

D'ora in avanti, però, in Italia e all'estero, sino ai nostri giorni, scenderanno in campo soprattutto scrittori specializzati come Gianni Rodari (1920-1980), considerato un classico della letteratura infantile.
A tutti gli scrittori per l'infanzia dobbiamo la creazione di figure immortali come “Gulliver”, “d'Artagnan”, “Alice”, “Pinocchio”, “Gian Burrasca”, “Peter Pan” che hanno reso grande la storia della letteratura infantile, che hanno fatto la storia della fantasia di noi bambini. 
Sta a noi ora aiutare e guidare i nostri bambini sulla strada della fantasia.
Ma come dice Giovanni Raboni sulle pagine del Corriere della Sera: "Sono tutti, lo sappiamo, libri scritti pensando a lettori giovani o giovanissimi; e sono nello stesso tempo, per fortuna e delizia dei lettori di ogni età, degli inesauribili capolavori".

4-      L’EDUCAZIONE ALLA LETTURA

“Non si nasce con l'istinto della lettura, come si nasce con quello di mangiare e di bere. Si tratta di un bisogno culturale che può essere solo innestato nella personalità infantile....

La letteratura per l’infanzia è sempre più ricca e differenziata. Si trovano testi di letteratura, semplici letture, libri di immagini, testi di approccio alla storia e alle scienze, guide per la scoperta di città e paesi del mondo. Il mercato offre sempre più una moltitudine di possibilità.

Al di la’ delle possibilità, c’è sempre la necessità di aiutare i bambini a trovare le motivazioni e il piacere di leggere.

Nella scuola la lettura è sempre stata usata dagli insegnanti come attività funzionale e strumentale, per l’utilità pratica che ne poteva derivare, soprattutto nella scrittura e nella corretta espressione. Non si è valutato il piacere del leggere”.

Per questa ragione quando si parla di lettura a scuola si deve operare un cambiamento di ottica, bisogna abbandonare preconcetti e sovrastrutture per ridare un valore al leggere.
Si tratta di riconoscere all’atto del leggere la dimensione di libertà e anche di puro intrattenimento.

I bambini devono poter capire che si può leggere solo per il piacere di entrare in una storia e di immedesimarsi nei protagonisti e nelle vicende, per recuperare le emozioni che ciascuna narrazione porta in sé. La lettura ha bisogno di assumere, innanzitutto, un aspetto che la caratterizzi, quello del gioco e del gusto di giocare. Deve diventare una risorsa interiore, un’attività che soddisfa il proprio immaginario, che crea altri mondi, che anima una simulazione di realtà.

Dopo anni di dibattiti e di analisi, di lavoro diretto o indiretto da parte delle Biblioteche con lo scopo di proporre una nuova dimensione della “lettura”, anche la scuola che è sempre stata un interlocutore necessario e sensibile, trova un riferimento programmatico di notevole rilievo. È quello contenuto nella Circolare Ministeriale n. 105 /13797 del 27 marzo 1995 del Ministero della Pubblica Istruzione che ha per oggetto il Piano per la promozione della lettura nelle scuole di ogni ordine e grado.

Per la prima volta in questo documento si accentra l’attenzione sul tema della “lettura” anche attraverso modalità, pratiche d’intervento e indicazioni progettuali su cui fondare un piano di educazione alla lettura corretto e organico. Vengono affrontate una serie di questioni importanti, sia a livello teorico che didattico e metodologico, e viene affermato lo storico cambiamento di posizioni sul tema del libro e del suo uso a scuola e la necessità che il “leggere” diventi la progressiva acquisizione di “abilità e di atteggiamenti che supera gli ambiti dell’educazione linguistica e che riguarda un’area disciplinare vasta come la biblioteca”.

Alla luce dei mutamenti culturali è opportuno domandarsi se le varie funzioni attribuite alla lettura e il loro significato nella formazione dell’uomo rivestono oggi il medesimo ruolo esercitato nel passato .

Quando ci si lamenta della scarsa diffusione della lettura e anche quando si ipotizzano strategie educative per potenziarla, si danno per certi e scontati i motivi per cui questa attività deve essere perseguita.

Vi è una differente gerarchia di finalità/funzioni attribuite alla lettura:

LETTURA COME ACQUISIZIONE STRUMENTALE:

è sempre stato un fine primario della scuola per consentire la piena integrazione dell’individuo in una società alfabetizzata.

La società degli anni ‘50-’60 era caratterizzata da alti tassi di analfabetismo, per cui l’obiettivo prioritario era quello di insegnare a leggere sul piano strumentale e decifratorio, tanto da condizionare le modalità d’impiego del libro in ambito scolastico. Contestualmente, si accese la polemica sui manuali scolastici e i libri di lettura per le scuole elementari accusati di non stimolare in modo adeguato la riflessione e il pensiero critico e di modificare l’intelligenza e la fantasia degli alunni perché questi sono poco originali, inadeguati e privi di spessore culturale.

In passato si cerco di sconfiggere l’analfabetismo attraverso la cultura di massa garantendo a tutta la popolazione l’acquisizione di competenze di base ( leggere, scrivere, far di conto). Oggi, assicurato questo traguardo, è indispensabile proporsi obiettivi più ampi e articolati cioè stimolare e potenziare peculiari processi cognitivi

LETTURA COME ATTIVITA’ COGNITIVA:

spesso insegnamento e apprendimento della lettura è stato considerato come acquisizione di abilità tecniche quali rapidità, fluidità della lettura, cura della dizione, espressività ecc.. relative, come afferma Barthes, alla mera “operazione del leggere” senza considerarla come “sviluppo dell’intelligenza critica”

In tempi recenti si è rivendicato, recuperato il significato del leggere come esercizio del pensiero , della riflessione e la capacità di critica.

Bisogna, quindi, andare oltre la semplice funzione strumentale ( decodificazione) della lettura, in

quanto essa plasma ed esercita il pensiero logico , potenzia le attività cognitive generali.

4.1-  LETTURA COME ACQUISIZIONE DI CONOSCENZA

La lettura ha un valore inestimabile nella formazione dell’uomo perché consente l’accesso al sapere e alle fonti  più importanti della nostra tradizione culturale.

Il libro fa da tramite tra il presente e il passato, infatti nei secoli passati la comunicazione scritta, affidata al libro, ha tramandato ai posteri il sapere dei saggi e dei dotti.

Secondo Cartesio “la lettura dei buoni libri è come una conservazione con le persone più oneste dei secolo passati” che ne sono stati autori.

La lettura in passato era il mezzo di accesso al sapere, alla conoscenza, che introduceva ai segreti del mondo adulto.

Oggi invece, i mezzi di comunicazione di massa basati sull’immagine, hanno modificato la connotazione del libro quale deposito esclusivo di conoscenza umana, perché hanno reso improvvisamente disponibile anche ai piccoli un certo tipo di conoscenza del mondo adulto.

Il conoscere è garantito da molti nuovi mezzi che in certi casi esercitano una vera e propria concorrenza al libro ,es la cinematografia scientifica consente di accedere ad ambienti e civiltà lontane.

Spesso si assiste ad un’ottusa esaltazione del libro in contrapposizione ai mezzi di comunicazione di massa ( tv). Come se tutti i libri fossero meritevoli di essere letti. Questo non è vero perché, in piena affermazione con l’industria culturale, anche il mercato editoriale obbedisce a logiche di mero consumo.

E’ certamente vero che la comunicazione per immagini non svolge la funzione di potenziamento del pensiero astratto come può fare il libro, ma è altrettanto vero che la comunicazione filmica, teatrale, televisiva possono veicolare conoscenze significative a volte anche in modo più efficace rispetto al libro.

Ciò che occorre sottolineare è la diversità del tipo di attività implicata: la conoscenza ottenuta attraverso  il libro si distingue per:

-          Tempi più dilatati

-          Maggiore concentrazione

-          Impegno di elaborazione dell’informazione più elaborato

Inoltre la lettura procede solo in virtù dell’iniziativa di colui che legge, mentre, la fruizione di altri mezzi può avvenire anche senza vigile attenzione o concentrazione da parte del soggetto.

4.2- LA LETTURA FUNZIONALE

L’industria culturale vede il libro come oggetto di consumo da utilizzare in forma meramente strumentale a fini di studio, professionali, di aggiornamento e informazione.

Negli ultimi anni , si è assistito a una proliferazione di manuali volti ad addestrare professionisti, tecnici, studenti, e di metodi e tecniche di lettura veloce, produttiva e funzionale.

Senza sminuire il ruolo della lettura informativa, occorre segnalare il rischio di una caduta di interesse per la lettura gratuita, di intrattenimento e di svago.

4.3- LA LETTURA COME FORMA DI ESPERIENZA

La lettura che “comunica esperienza” è la narrativa, cui vengono riconosciute sia la funzione di svago e intrattenimento, sia quella di arricchimento intellettuale ed esistenziale.

Un opera narrativa ( racconto o romanzo)rappresenta modi di sentire, sentimenti, atteggiamenti, opinioni, valori, diffusi in una cultura.

La finalità educativa e formativa prioritaria della lettura è la sollecitazione della coscienza critica, quindi risulta  necessario “uscire” da una letteratura a sfondo educativo e moralistico basata sulla mera trasmissione di “ buoni sentimenti”.

Durante la  lettura vengono sperimentati processi psicologici  provate emozioni e passioni.

La lettura vissuta come “esperienza emotiva”, che conforta e produce sollievo all’uomo attraverso la rappresentazione e armonizzazione dei conflitti.

Quindi la lettura favorisce la CATARSI ( principio aristotelico = Catarsi è un termine greco che deriva da kathàiro, "io pulisco, purifico". Catarsi significa dunque purificazione, liberazione, espiazione, redenzione. )

Secondo Holland è per opera della struttura testuale che il lettore può passare dalle proprie  fantasie al significato del testo, quindi il significato del testo diventa l’esperienza psicologica vissuta dal lettore.

Secondo lo psicoterapeuta infantile B.Bettelheim la fiaba classica esercita un ruolo importante perché parla direttamente all’inconscio del bambino, al quale propone, nelle vesti accettabili di personaggi fantastici o animaleschi, i suoi propri fantasmi, rendendo possibile l’elaborazione e risoluzione positiva dei conflitti intrapsichici. Quindi la fiaba è vista come un contenitore di paure infantili. In relazione a questo è sorto un dibattito: c’è chi sostiene che la rappresentazione fantastica consente una soluzione mediata dei conflitti psichici, ma a tale lettura sono state rivolte delle critiche perché viene giudicata “poco formativa”, nociva e piena di insidie che allontanano il lettore  dalla realtà, alimentando le fantasie e le fughe dal quotidiano.

Platone giudicava sconveniente l’apporto delle fiabe e dei racconti fantastici nella formazione. Nelle letture rivolte ai ragazzi, l’impiego del meraviglioso si afferma nel 600 in Francia con “Le  avventure di Telemaco” di Fenelon e con la diffusione delle fiabe di Perrault e dei fratelli Grimm. La letteratura di finzione è stata rivalutata per ragioni psicologiche ed etiche, con la diffusione delle teorie piagetiane  ( centralità dell’animismo= personificazione di oggetti, animali, macchine) perché il magico e il meraviglioso aderiscono alla psiche infantile

Anche Santucci sostiene che l’avventuroso,il meraviglioso e il magico sono strumenti idonei per comunicare con i bambini e penetrare  nella loro mente e mondo psichico.

Alcuni studiosi considerano  fondamentale il ruolo della creatività e dell’immaginazione nel processo educativo, hanno rivalutato la costruzione fantastica importante per la formazione di personalità sensibili e mature. La capacitò di immaginare mondi diversi consente un approccio non conformistico e superficiale alla realtà.

Tar i paladini della letteratura fantastica vi è l’autrice Held che ne “l’immaginario al potere” difende la dimensione fantastica  giudicandola adeguata e congeniale alla struttura psichica del bambino. Secondo l’autrice, l’atmosfera fantastica è determinata anche dal linguaggio e dalla mgia delle parole  infatti nelle fiabe classiche la lingua fantastica è espressa da un linguaggio remoto (“c’era una volta…e vissero felici e contenti”)

4.4- LETTURA COME PIACERE

Gli studiosi di problemi educativi sostengono che la forma di educazione più efficace è quella che suscita nel discente “il piacere per il testo” (piacere e gusto di leggere).

Secondo alcune teorie il piacere della lettura dipende dal personale apporto del lettore nella costruzione del significato del testo, frutto della propria sensibilità e delle esigenze psicologiche innescate dal testo stesso.

Secondo la riflessione di matrice psicoanalitica il significato del libro risiede nell’esperienza psichica che esso produce nel soggetto.. E. Detti parla di “lettura sensuale” nel senso che bisogna considerare la lettura nella sua pienezza perché si legge anche con i sentimenti e con il corpo , oltre che con la mente. Lettura come immersione in un universo magico dove il lettore dimentica tutte le sue preoccupazioni per “evadere in un mondo fantastico”.

Questo tipo di lettura bisogna rivalutala e promuoverla all’interno della scuola che tende a limitarsi al momento strumentale del leggere.

Questa esperienza soggettiva di piacere sensuale, ricavato dalla lettura, permette la maturazione di un autentico lettore infatti, colui che ha sperimentato questo piacere sarà colui che nella vita non leggerà per informarsi , ma anche per ricercare l’angoscia della lettura .

E’ la felice combinazione di forma e contenuto che il testo realizza, che assicura la partecipazione, il coinvolgimento, la complicità del lettore cioè il suo essere attivo nei riguardi del testo.

Bisogna formare presto il gusto, bei discenti, alla lettura e per arrivare a questo bisogna mettere loro a disposizione libri che valga la pena di leggere.

5-DISTURBI DELLA LETTURA: DISLESSIA

La dislessia è caratterizzata da una difficoltà di apprendimento della capacità di lettura in bambini scolarizzati (misurata ai test standardizzati somministrati individualmente sulla precisione, sulla velocità, sulla comprensione), non causata da deficit sensoriali o da inadeguata istruzione scolastica. La lettura risulta stentata, poco espressiva e comunque sempre al di sotto delle richieste previste per l'età anagrafica, il livello intellettivo generale e l’istruzione adeguata all’età. La dislessia si connette quasi sempre con altri disturbi tanto che si preferisce parlare di sindrome dislessica, che comprende anche difficoltà nella scrittura e nei processi di lettura-scrittura del numero e del calcolo. Le normali variazioni nelle abilità di lettura si differenziano dalla dislessia, che può essere diagnosticata solo se al soggetto sono state fornite adeguate opportunità scolastiche e culturali, se il suo quoziente intellettivo risulta nella media e se non presenta deficit sensoriali che possano da soli spiegare i problemi di lettura.

5.1-INDICATORI DI DISLESSIA

Il bambino in età scolare:

- ha acquisito con ritardo le normali competenze linguistiche
- pronuncia male alcune parole, lettere o gruppi di lettere
- confonde le indicazioni di direzione (es. sopra/sotto, dentro/fuori)
- inciampa, sbatte, cade eccessivamente
- manifesta rapidità di pensiero e di azione
- ha difficoltà ad imparare le filastrocche per bambini
- presenta difficoltà con le "sequenze" (es. successione ordinata di perline colorate)

Il bambino fino ai 9 anni:

- incontra una difficoltà ad imparare a leggere e a scrivere
- inverte continuamente numeri e lettere (ad es. "15" per "51", "b" con "d")
- impara a fatica l'alfabeto, le tabelline e sequenze di nomi, come i giorni della settimana e i mesi dell'anno
- è disattento ed ha scarsa capacità di concentrazione
- non riesce agevolmente ad allacciarsi le scarpe, a colpire il pallone o a saltare

Il bambino dai 9 ai 12 anni:

- persiste negli errori nella lettura e/o possiede una scarsa comprensione dei contenuti
- inverte o omette lettere e parole nella lettura e nella scrittura
- per eseguire compiti scritti impiega un tempo superiore alla media
- è disorganizzato a scuola e a casa
- ha difficoltà a copiare dalla lavagna o dal testo
- vive sentimenti di mancanza di fiducia in se stesso e nelle sue capacità
- trova molta difficoltà ad imparare le lingue straniere

Il Disturbo specifico della lettura prevede che il bambino sia:

- incapace di acquisire i livelli prevedibili per quel che riguarda l’accuratezza, la velocità o la comprensione

- produca distorsioni, sostituzioni o omissioni nella lettura ad alta voce; sia lento e faccia errori di comprensione sia nella la lettura ad alta voce sia nella lettura silenziosa.

La natura del problema dipende dal livello di lettura atteso, dal tipo di linguaggio e dal sistema di scrittura. Nelle fasi iniziali di apprendimento di un sistema di lettura e scrittura di tipo alfabetico, vi possono essere difficoltà nel recitare l’alfabeto, nel riconoscere correttamente le lettere, nel fornire semplici rime per determinate parole e nell’analizzare o categorizzare suoni. In seguito, vi possono essere errori nella lettura ad alta voce consistenti in:

a)      omissioni, sostituzioni, distorsioni o addizioni di parole o parti di parole;

b)      lentezza della lettura;

c)      false partenze, lunghe esitazioni o perdita della posizione nel testo e stile non accurato;

d)     inversione di parole nelle frasi o di lettere all’interno delle parole.

I deficit nella comprensione della lettura possono essere evidenziati anche da:

a) un’incapacità di ricordare le cose lette;

b) un’incapacità di trarre conclusioni o inferenze dal materiale letto;

c) un uso di conoscenze di carattere generale piuttosto che di informazioni derivanti dalla lettura nel rispondere a quesiti su quanto letto.


5.2-DISTURBO SPECIFICO DI SCRITTURA O DISORTOGRAFIA

Oltre a presentare difficoltà di lettura il bambino dislessico commette quasi sempre gravi errori ortografici di scrittura, compie errori nella scrittura o nella lettura dei numeri e nell’esecuzione di calcoli mentali e scritti, a volte scrive con una calligrafia incomprensibile. In questo senso, si parla di “sindrome dislessica” che raggruppa una costellazione di disturbi che riguardano, oltre la lettura, anche la scrittura e il calcolo (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia).

Dal punto di vista dei modelli del funzionamento mentale, questi disturbi devono essere tenuti ben distinti, in quanto si possono osservare casi, anche tra i bambini, che presentano selettivamente una sola tra queste difficoltà, risultando indenni negli altri compiti. La disortografia quale rilevante compromissione nello sviluppo delle capacità di scrittura ortografica prende in considerazione solo il processo di trascrizione, cioè:

- il disturbo delle componenti del processo fonologico (errori e omissioni nella scelta dei fonemi)

- il disturbo della componente del processo ortografico (errori nelle parole omofone).

Gli errori più frequenti che il bambino disortografico compie nella lettura e nella scrittura sono:

- incapacità di distinguere lettere molto simili per la forma (‘m’ e ‘n’; ‘b’ e ‘d’; ‘p’ e ‘q’) o per il suono (‘d’ e ‘t’; ‘b’ e ‘p’);

- inversione di lettere (‘id’ per ‘di’; ‘lad’ per ‘dal’);

- omissione di lettere o sillabe nell'ambito di una parola (‘doni’ per ‘domani’);

- sostituzione di intere parole nel corso di una prova (‘auto’ al posto di ‘aereo’);

- mancanza di doppie;

- nella composizione libera il testo è breve, il vocabolario povero, la composizione di parole in frasi inadeguata e la punteggiatura carente.

 

DISTURBO SPECIFICO DELLE ABILITÀ ARITMETICHE O DISCALCULIA5.3-

Il disturbo implica una specifica compromissione della abilità aritmetiche che non è solamente spiegabile in base a un ritardo mentale globale o a un’istruzione scolastica inadeguata. Il deficit riguarda la padronanza delle abilità di calcolo fondamentali (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione, piuttosto che le capacità di calcolo matematico più astratto coinvolte nell’algebra, trigonometria o geometria).

Le prestazioni aritmetiche del bambino (valutate sulla base di un test aritmetico standardizzato somministrato individualmente) devono essere significativamente al di sotto del livello atteso in base alla sua età, al suo livello intellettivo generale e alla sua scolarizzazione. Le difficoltà di calcolo aritmetico non devono essere principalmente dovute a un insegnamento inadeguato o agli effetti diretti di deficit visivi, uditivi o neurologici e non  devono essere state acquisite come risultato di patologie neurologiche, psichiatriche o di altro tipo. In contrasto con quanto accade per molti bambini con disturbi della lettura, i bambini con disturbo specifico delle abilità aritmetiche tendono ad avere capacità uditivo-percettive e verbali nella norma mentre le capacità visuopercettive e visuospaziali sono compromesse. Le difficoltà aritmetiche che possono verificarsi sono varie, tra le quali: un’incapacità a comprendere i concetti  alla base di particolari operazioni aritmetiche; una mancanza di comprensione dei termini o dei segni matematici; il mancato riconoscimento dei simboli numerici; la difficoltà ad attuare le manipolazioni aritmetiche standard; la difficoltà di comprendere quali dati sono pertinenti al problema aritmetico in esame; la difficoltà ad allineare correttamente i numeri o a inserire decimali o simboli durante i calcoli; la difettosa organizzazione spaziale dei calcoli aritmetici; l’incapacità di apprendere in modo soddisfacente le tabelle della moltiplicazione.

Il disturbo aritmetico evolutivo, la sindrome di Gerstmann evolutiva, l’acalculia evolutiva sono fattori inclusi nel disturbo specifico delle abilità aritmetiche mentre sono esclusi: le difficoltà aritmetiche associate a un disturbo della lettura o della compitazione; le difficoltà aritmetiche attribuibili principalmente a un insegnamento inadeguato; disturbo aritmetico acquisito.

Per i bambini dilessici non è così: NONOSTANTE la loro intelligenza, affrontare la parola scritta per loro non diventerà un automatismo, a prescindere da quante ore staranno chini sui libri. Quando stavamo imparando a guidare l'auto, tutta la nostra attenzione e le nostre energie erano concentrate sui vari comandi del veicolo, sulle procedure, sullo spazio da percorrere, sui segnali da comprendere e da interpretare, sui percorsi sconosciuti che si dovevano affrontare... Ci siamo sentiti ansiosi, nervosi, ci stancavamo presto, l'errore e la distrazione erano sempre in agguato. Per un bambino dislessico affrontare la parola scritta è come guidare l'auto, sempre per la prima volta: le lettere e le parole gli impongono la massima concentrazione, tanto che ha difficoltà a comprendere il significato di un testo, non certo per scarsa intelligenza, ma perchè tutte le sue energie sono tese a decifrare e interpretare i segni grafici. Ha solitamente molte idee per la scrittura, è creativo, fantasioso, coglie la globalità di una situazione... ma spesso non riesce a dare una forma linguistica corretta ai suoi pensieri e alle sue conoscenze, perciò il risultato dei suoi sforzi viene penalizzato. L'autostima ne risente, la motivazione cala, la fatica diventa eccessiva rispetto a quella dei compagni, gli apprendimenti non vengono conseguiti... Ma la cosa peggiore è che difficilmente un dislessico viene compreso da chi gli sta attorno: gli si attribuiscono svogliatezza, scarso impegno, pigrizia, immaturità... Non ci si accorge che in realtà l'impegno è eccessivo rispetto ai risultati, che la sua modalità di apprendere, di rappresentarsi la realtà, è diversa da quella comune... non minore, ma DIVERSA. La frustrazione, la vergogna, il senso di impotenza e di estraneità del bambino dislessico aumentano: a seconda del carattere, inizierà a comportarsi aggressivamente, oppure ad isolarsi, ad avere atteggiamenti disfattisti, a comportarsi da buffone per "darsi un tono"... Sicuramente, se non verrà riconosciuto, compreso ed aiutato, perderà la motivazione e l'interesse per lo studio e la scuola diventerà presto per lui un luogo di tortura.

6-      LA LETTERATURA PER L’INFANZIA E LE SUE POSSIBILI NTERSEZIONI

Marc Soriano ha sottolineato come un libro per bambini deve essere affrontato in una prospettiva interdisciplinare ( storica, filosofica, letterari, pedagogica).

Il libro per bambini è parte di un genere letterario considerato a torto minore, invece è molto importante perché ciò che abbiamo letto da piccoli sta all’origine dell’immaginario di noi grandi”.

La letteratura per l’infanzia è connotata da una forte componente pedagogica che vede il bambino-lettore parte attiva del testo con le sue fantasie, identificazioni empatiche ecc…

Oggi i ragazzi e i bambini leggono più degli adulti , perché il libro funge da specchio in cui possono vedere riflesse parti di sé. Soprattutto la narrativa ha avuto degli effetti di identificazione per la sua capacità empatica di raccontare e di rappresentare, attraverso le storie e i personaggi pensieri di vita, sentimenti ecc.

La narrativa permette di accedere a molte realtà che spesso i grandi tacciono, ma che i bambini vogliono conoscere.

La letteratura per l’infanzia, attraverso i classici, la narrativa, le fiabe racchiude una riflessione filosofica: la voglia di conoscenza del bambino con i suoi infiniti “perché” e le sue domande sugli enigmi della vita  ( nascita,vita,morte) è molto simile a quella del filosofo. Esiste quindi un nesso tra filosofia e letteratura per l’infanzia.

La letteratura per l’infanzia non accetta restrizioni ad ambiti settoriali, ma privilegia un ottica aperta, infatti il suo repertorio è arricchito da molti filoni e generi:

-          Letteratura scientifica

-          Letteratura di viaggio

-          Letteratura teatrale

-          Poesia

-          Romanzi d’avventura

Un aspetto importante del libro è il suo aspetto iconografico : le figure, le illustrazioni e le immagini svolgono diverse funzioni:

-          Offrono una scenografia del racconto

-          Integrano,arricchiscono la storia

-          Possono arricchire i particolari di un racconto

L’illustrazione è un “ serbatoio di sogni” che educa la capacità immaginativa, la arricchiscono di contenuti, di sentimenti.

Le illustrazioni catturano l’attenzione, colpiscono la curiosità e aiutano il bambino ad avvicinarsi alla lettura.

Il libro per bambini è anche un luogo di prolungamenti, aperto a connessioni con film, fumetti, musica ecc. .. La letteratura per l’infanzia non può essere separata da altri media ma è necessario il collegamento tra libri e altri mezzi di comunicazione. Una stessa storia può essere raccontata attraverso una molteplicità di linguaggi ( riscrittura televisiva  e cinematografica  di testo dedicati all’infanzia ad es. Pinocchio presente la cinema,nei fumetti, a teatro in tv)

 

Il mondo della comunicazione non è solo immagine ma che oralità e suono .

La lettura a voce alta è una insostituibile esperienza di comunicazione  tra adulto e bambino; attraverso la voce il libro si anima, si nutre di pause, gesti, sguardi che valorizzano la trama. Si offre una relazione empatica tra chi narra e chi ascolta.

7-LA LETTURA: INDICAZIONI METODOLOGICHE PER LA SCELTA DI UNA LETTURA SIGNIFICATIVA.

I ragazzi dovrebbero sempre partecipare alla scelta del libro da leggere in quanto puro divertimento, curiosità, volontà di apprendere,ecc.; la famiglia è fondamentale nel promuovere il piacere della lettura ( non parliamo del ruolo della scuola ); soffermarsi col bambino sulle descrizioni, le immagini, interagire con la sua fantasia, aprirà la strada a un costume naturale e consueto: usare i libri con semplicità e naturalezza, deve essere un obiettivo di qualsiasi educatore. Per esempio, trascorrere del tempo in libreria , per scegliere un libro, porre domande, sfogliare pagine, immagini, cominciare a orientarsi nei generi con naturalezza, vuol dire prendere famigliarità con la lettura e acquisire una inestimabile ricchezza che sicuramente accompagnerà nel tempo quel ragazzo.


Prendiamo in esame i vari generi letterari per ragazzi:

Storia - on line i libri di storia, Libri Storia Età medievale, rinascimento, edizioni letterarie, letteratura, storia, geografia. Far conoscere la storia e la memoria storica ai bambini e ai ragazzi. L'evoluzione della società, le scoperte e le invenzioni.

Letteratura ambientale storie di popoli e persone, di natura e di paesaggi saranno scelti anche per una cresciuta sensibilità dei giovani verso i problemi dell’ambiente ai giorni nostri.

Libri di avventura Dal tema della scoperta di nuovi mondi, della conquista di continenti inesplorati o delle avventure nello spazio. I libri di avventura hanno accompagnato e accompagnano tuttora la crescita dei bambini e ragazzi verso nuovi fantastici orizzonti.

Classici della letteratura I classici della letteratura italiana e straniera, i libri classici per bambini e per i giovani. Gli autori classici stranieri e italiani.

Fiabe Raccolte di fiabe e favole per bambini, la tradizione popolare nelle filastrocche, versi, racconti di magia e racconti fantastici. I libri per viaggiare con la fantasia e per scoprire nei saggi e nelle storie le tradizioni popolari.

Poesie E’ importante incoraggiare i giovani lettori, i bambini nella scelta di raccolte di poesie, di testi tematici, di testimonianze ( per esempio sulla guerra). Dalla poesia alla narrativa.

Giornalini come ogni altro strumento tanto frequentato dai giovani, anche i giornalini meritano una riflessione a livello educativo e didattico, qui alcuni spunti e pubblicazioni.

Fumetti Disegni e immagini accompagnati da testo ed espressioni linguistiche, il fumetto ricopre un ruolo sempre crescente nella vita dei bambini e ragazzi.

In conclusione ...la lettura:

La lettura scelta quindi diventa momento di formazione se, oltre ad essere piacevole, stimola il ragazzo verso una critica costruttiva, un pensiero libero e articolato, ricco di fantasia e sentimento. L’habitus alla lettura personale è la strada per la crescita del sapere e per la formazione, ma fa parte di un percorso obbligato per il conseguimento dell’autonomia, che è la meta ultima del processo educativo.

Libro              Prefazione

FIORELLA BONGIORNO

GIOCARE CON I LIBRI

Quanto tempo è necessario per imparare a leggere?

A questo interrogativo gli insegnanti rispondono che , dopo pochi mesi di scuola, il bambino acquisisce le competenze necessarie.

Ci si pone un altro interrogativo: il bambino, al primo ingresso a scuola, partirà da un “livello zero” relativamente alle competenze di lettura?

La risposta a questo interrogativo è negativa in quanto il bambino, che fa ingresso alla scuola elementare, ha già un proprio bagaglio personale ricco di tutti gli apprendimenti avvenuti non in un contesto formale ( la scuola) ma in un contesto non formale ( ludoteca, famiglia) attraverso la lettura di cartelloni, insegne, libri e tanto altro .

L’entusiasmo nei confronti della lettura viene svuotato, a volte,  dalle modalità di insegnamento  in quanto l’insegnante preferisce una lettura di qualità,meccanica, incentrata sulla parola  piuttosto che una lettura incentrata sulla comprensione del contenuto. La lettura si trasforma quindi in una pratica e non in passione.

Risulta riduttivo però colpevolizzare la scuola di questa situazione , considerandola come l’unica causa di disaffezione alla lettura;  gli studiosi parlano di “ nemici della lettura” includendo in tale categoria, oltre alla scuola, il mondo dell’elettronica e dell’informatica.

A tal proposito, relativamente alle motivazioni secondo le quali la tecnologia e l’informatica sono considerati i nemici della lettura, bisogna insistere sul ruolo esercitato  dalla lettura ad alta voce capace di far “ vedere con l’udito”.

Questa metodologia, non è solo che la prima di una serie di strategie definite di animazione che trasformano il libro in veri e propri oggetti culturali multimediali che, in quanto tali, sollecitano tutti i sensi permettendo di giocare con essi .

Si nasce con l’istinto della lettura?

Gianni Rodari spiega che non si può parlare di istinto della lettura ma di un bisogno culturale che può essere innestato già durante lo sviluppo personalità infantile.

Esiste un ambiente non formalizzato nel quale sensibilizzare, formare il bambino alla lettura?

La risposta è affermativa perché le ludoteche , attraverso l’attività ludica, possono formare il futuro lettore: fiabe, ninnananne preparano al piacere della lettura ( puntano quindi, principalmente, alla predisposizione della lettura e non all’acquisizione) attraverso pagine colorate e libri illustrati.

In tal modo il bambino comincerà a familiarizzare con il libro, giocando con esso considerandolo alla stregua di un giocattolo: ecco che il noioso processo di alfabetizzazione si trasformerà in un processo in cui il bambino sarà pienamente attivo nel suo processo di familiarizzazione alla lettura.

La ludoteca non ha solo questo fine, ossia familiarizzare alla lettura, ma contribuisce anche alla maturazione della sfera sociale, individuale ed umana del soggetto.

1-UNO SGUARDO ALL’AUTONOMIA

Particolare attenzione viene dedicato al ruolo che può svolgere la Scuola dell’Infanzia, soprattutto alla luce della Riforma  del Primo Ciclo di Istruzione in virtù del quale è possibile programmare attività educative  ( es laboratorio di lettura, laboratorio di scrittura creativa ecc) atte a promuovere nuove abilità, conoscenze degli allievi. Tale riforma ha investito tutto il sistema scolastico in cui l’autonomia assume sempre più importanza modificando la scuola di ieri e i suoi sistemi inadeguati al fine di soddisfare le richieste dell’attuale società. E’ importante, dunque, che la scuola investa sull’apprendimento proiettandosi verso il cambiamento che può realizzarsi solo si applica il principio dell’autonomia che si concretizza, anche e soprattutto, nell’autonomia curriculare . L’autonomia  curriculare implica la presenza di testi differenti rispetto a quelli della scuola di ieri, che tengano realmente conto delle esigenze, dei bisogni, degli interessi e delle esperienze culturali di ogni singolo alunno così come recita l’art. 1 del 2000 “ il sistema educativo di istruzione e di formazione è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’età evolutiva, delle differenze e delle identità di ciascuno”.

Per raggiungere questi obiettivi la scuola deve chiedere l’attiva partecipazione di insegnanti, famiglie, risorse educative del territorio in modo che si elabori il P.O.F. ossia il Piano dell’Offerta Formativa (  Il POF è il Piano dell'Offerta Formativa della scuola, cioè un documento di impegni tra la scuola e il territorio incentrato sul rapporto tra scuola-studenti e famiglia. Il POF è un documento pubblico che si può ritirare su richiesta in segreteria oppure scaricare in formato digitale).

Attraverso l’autonomia quindi, si assicura il successo formativo ma per arrivare a questo traguardo è necessario che l’iter formativo abbia inizio fin dalla scuola dell’infanzia nel rispetto delle specificità, degli interessi di ogni singolo alunno.

Essere capace di fare qualcosa, significa essere motivati a fare quella cosa: s’impara a leggere, ma non si amerà la lettura e il libro, se non sarà stato promosso il piacere, l’interesse, la motivazione a leggere. La scuola deve quindi promuovere gusto e gioia d’imparare e di fare impegnandosi perché tutti gli alunni possano raggiungere tali obiettivi formativi.

Ciascun allievo toccando, guardando, sperimentando scoprirà ed interiorizzerà le sue conoscenze:  vivrà attivamente, consapevolmente il processo di insegnamento- apprendimento.

Le attività dovranno avere carattere ludico, dovranno essere libere, differenziate con un doppio fine: la piena formazione dell’alunno e l’integrazione di tutti i bambini.

In questa nuova dimensione didattica ed educativa la scuola deve cambiare look: le aule devono presentarsi come laboratori didattici attrezzati senza escludere i tradizionali sussidi: libri, cartelloni ecc. All’interno di tale contesto  trovano spazio le proposte operative: un esempio può essere rappresentato dal laboratorio di lettura in cui, per far sì che il bambino possa acquisire il piacere di leggere, è necessario che incontri il libro e la lettura prima ancora di iniziare a frequentare la scuola dell’obbligo.

VIDEO SUL LABORATORIO DI LETTURA

2-RACCONTARE PER VALORIZZARE LA DIVERSITA’

Tra i molti obiettivi la scuola deve promuovere, favorire l’identità culturale di ciascun allievo favorendo lo sviluppo integrale della persona. Il processo di integrazione dovrà avviarsi fin da quando il bambino farà il proprio ingresso  nella scuola dell’infanzia iniziando così il suo percorso verso i due principali obiettivi che la scuola del cambiamento deve prefiggersi: apprendere e insegnare a vivere e a convivere (in riferimento alle differenti culture).

Qualsiasi attività dovrà essere programmata in chiave ludica perché il gioco nella prima  e nella seconda infanzia rappresenta la vita dei bambini, è il loro lavoro attraverso cui imparano a conoscere la realtà che li circonda, ma anche ad esprimere liberamente la propria personalità.

Nella scuola dell’infanzia si può giocare  programmando strategie didattiche e educative finalizzate a ricostruire  paesi lontani e culture diverse, anche attraverso filastrocche,racconti, fiabe e la lettura  voce di libri multiculturali, di cui l’editoria per l’infanzia è particolarmente ricca in cui la diversità (culturale, etnica è religiosa) è raccontata con stile semplice ma estremamente coinvolgente.

I bambini sono più propensi, rispetto agli adulti, a volersi arricchire di questa diversità confrontando le proprie esperienze,le proprie fiabe, le proprie usanze con bambini culturalmente differenti da loro. Quest’esperienza educativa può diventare un percorso educativo-didattico: vengono raccolte le testimonianze di ciascun bambino  attraverso la presenza di oggetti portati da loro stessi in classe; saranno loro stessi a raccontare la storia, l’origine di tali oggetti che potrà essere reale o inventata.

Si simulerà in tal modo il gioco del “ Cantastorie”: sotto la guida dell’insegnante registreranno ciascuna storia trasformandola successivamente in  disegni .

Se il bambino giocherà con il libro e la lettura già nella prima infanzia senza aspettare l’ingresso nella scuola primaria si getteranno  le basi perché la lettura venga interiorizzata dal soggetto.

Altra occasione per avvicinare i bambini alla lettura è rappresentata dalla Fiera del Libro opportunità di cui non tutti i bambini possono beneficiare, perché solo alcune città allestiscono questa manifestazione.

Certamente, prima di condurre i bambini alla fiera del libro, è opportuno preparali, stimolare la loro curiosità  conducendoli presso librerie specializzate  opportunamente arredate come se fossero delle ludoteche.

Sfogliare il libro, leggerlo è un’esperienza che può essere associata al giocattolo: anche se riposto e dimenticato è cercato e rispolverato rievocando ricordi, immagini non dimenticate.

3-INCONTRO RAVVICINATO CON LIBRO NEI CENTRI DI LETTURA

I Centri di Lettura rientrano tra le iniziative pedagogico-educative avviate nella metà degli anni ’70, con lo scopo di favorire  l’approccio all’uso del libro e al piacere della lettura, non solo rivolto ai bambini ma anche ad adulti, insegnanti e genitori. I centri di lettura sono luoghi di crescita in cui i bambini accompagnati dai grandi, hanno accesso libero fin dall’età di due anni, iniziando a vivere come gioco l’esperienza della lettura.

Essi racchiudono, dunque, un obiettivo fondamentale: promuovere un precoce incontro con il libro, ancor prima che il processo di alfabetizzazione abbia avuto inizio.

Al Centro di Lettura è possibile:
-  consultare o chiedere in prestito romanzi, libri illustrati, enciclopedie, fumetti, ecc.
-  ascoltare favole e racconti
-  svolgere le ricerche che gli insegnanti hanno assegnato
-  partecipare ai numerosi laboratori ed attività didattiche.

Si offrono esperienze di lettura ad voce alta ma sotto forma di gioco, perché gli ambienti sono allestiti come se fossero ludoteche .

I centri di lettura possono, inoltre,  fronteggiare i nuovi bisogni dei bambini come ad esempio lo stato di solitudine provocato  dall’essere figli unici o dalla mancanza di rapporti quotidiani con i coetanei . Tali  racchiudono “ valide occasioni di socializzazione ed autonomia…in un ambiente tutelato ma non controllato”.

4-LA LUDOTECA: LUOGO D’INCONTRO DEL GIOCATTOLO CON IL LIBRO.

Il gioco rappresenta il primo dei diritti culturali riconosciuto al bambino infatti è nel 1989 che si attribuisce all’infanzia il diritto alla ludicità: “ il bambino dovrà avere piena opportunità al gioco e all’attività fisica…” La ludoteca rappresenta il set, è una centrale ideativa: il giocattolo non è solo giocato ma è anche smontato, aggiustato, costruito . La ludoteca nasce come spazio centrato sul gioco ma al contempo è anche il luogo in cui avviene l’incontro con il libro e la lettura. Il libro, all’interno delle ludoteche, è considerato il giocattolo del bambino in quanto oggetto da scoprire, smontare, ricostruire, scambiare, “rileggere”.

Le ludoteche, dunque, rappresentano un ponte ideale tra giocattoli, gioco, libri, lettura e bambini.

Gli animatori del gioco e del libro, all’interno delle ludoteche, sono il Ludotecario e il Bibliotecario. Questi animatori non devono assumere un comportamento autoritario : dovranno trasmettere ai bambini la 1’abilità costruttiva e il godimento per i libri e la lettura.

All’interno di una ludoteca si possono programmare vari laboratori tra cui:

il laboratorio di fabulazione e il laboratorio di lettura nei quali si insegna ad usare il libro come strumento, giocando con esso e con le parole in esso contenute.

5-UN LIBRO COME GIOCO

Il primo contatto che il bambino instaura con il libro è di natura tattile quindi è bene che i libri siano di plastica, di stoffa, sonori; devono essere facilmente smontabili sì che il bambino possa riporre le pagine per terra per formare un puzzle. Questa prima esperienza gioverà sia per le successive, cioè l’incontro con il libro illustrato,  sia perché assolvono un’altra importante funzione quella di favorire lo sviluppo del pensiero creativo.

Certamente il ruolo più importante spetta all’adulto in quanto è lui che sceglie il libro da presentare al bambino: non soltanto per il contenuto, ma soprattutto per i modi di proposta del libro stesso. A  tal proposito è importante potenziare l’acutezza visiva e l’osservazione di ciò che lo circonda.

6-LIBRI E GIOCHI: STRATEGIE DI ANIMAZIONE ALLA LETTURA

In che modo è possibile stimolare la creatività e la fantasia dei bambini, facendoli sentire protagonisti attivi dei libri ascoltati  o letti da loro stessi ?

I bambini potrebbero, dopo aver letto o ascoltato una fiaba, inventare i nomi dei personaggi e i titoli dei racconti. Questa, che rappresenta una delle tante strategie, creerà complicità tra i bambini che ascoltano e l’adulto che legge. Altra strategia a cui si ricorre è la fiaba, la cui caratteristica risiede nella possibilità di essere stravolta: la fiaba si presta ad essere utilizzata in modo diverso da come gli autori l’hanno tramandata in quanto si possono aggiungere o togliere personaggi, si possono cambiare luoghi oppure si può realizzare un “insalata di fiabe” mescolando più favole insieme. Altra strategia è l’utilizzo di materiali: collage di ritagli di giornali, il teatro dei burattini , allo stesso tempo, promuovendo attività plastiche e manuali.

Come avviene, a livello pratico tutto ciò?

Il bambino disegna quella parte della storia che ritiene più significativa.

Riproducono la storia con la tecnica delle Carte di Propp. ( linguista russo; afferma che la fiaba si presenta con una struttura sempre uguale , caratterizzata da 31 funzioni. Attraverso queste  funzioni, si possono costruire infinite storie allo stesso modo di come con dodici note si possono costruire infinite melodie. Egli fece disegnare 20 carte da gioco con  delle illustrazioni simboliche: queste carte, messe in mano ai bambini hanno dato vita ad una quantità infinita di storie.

Costruiscono gli oggetti che caratterizzano di vari personaggi con la stoffa, con la plastilina ecc.

Creano un libro personale.

Il libro realizzato dal bambino  diventerà il mezzo principale di auto scoperta.

Colla e un foglio di carta saranno i materiali utilizzati dal bambino per creare, ad esempio, il libro a fisarmonica stimolando al contempo il proprio schema mentale con la sequenza dei loro pensieri e delle loro immagini.

Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Ottobre 2010 08:02  
Banner

Cerca nel sito

Cosa pensi della legge 40

Cosa pensi della legge 40
 

I nostri sponsor


bambino bambini donne gravidanza assistita centro mamma riproduzione fecondazione tecniche ricercatori donna coppia legge coppie cellule diagnosi parto medici genitori spermatozoi associazione terapia procreazione embrioni ginecologia figli piccoli trattamento genetica madre nascita test figlio mamme virus feto patologia neonato materno neonati clinica seno terapeutici ormoni ostetricia bifida centri tecnica ricerche nati cicogna ciclo madri medicalmente maschile ecografia artificiale utero terapie menopausa ginecologica embrionale sindrome seme urologia trattamenti staminali sessuale femminile cellula interventi vitro mestruale bimbi amniocentesi cesareo ormone pelvica pillola prenatale sesso gravidanze embrione crescere incinta ovulazione cromosomi precoce procrea ostetriche ovuli fertilidad fibromi endocrinologia microiniezione tube ovaie gestazione impianto villocentesi sperimentazione aborto testicoli vagina ovociti nascituro gameti screening spermatica donazione farmaco eterologa fetale mestruazioni prematuri fertile falloppio amore spermatozoo preimpianto muco anticoncezionale ovarica ormonale incinte trasferimento fibroma epidurale ovocita seminale crioconservazione amenorrea andrologo amniotico andrologia biologico cordone allattare gonadotropine aborti andrologica bebè candida blastocisti fertilità bimba abortiva birth adozione papà affidamento anovulazione embrioadozione aspermia urologi

Powered by RafCloud 2.0.2